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Managua, 22 aprile 2018

Managua, domenica 22 aprile 2018
Nicolette Gianella

Sono giá passati vari giorni e la protesta non sembra voler terminare. Ho visto in televisione battaglie campali tra forze dell’ordine e manifestanti, automobili e bus con i vetri rotti, persone ferite, sassi e incendi di gomme e inizi di barricate.  Nel mio quartiere le cose sembrano invece tranquille, una decina di persone tra donne e bambini battevano l’altra sera su padelle e coperchi partecipando al cacerolazo, ma dopo 15 minuti si sono stancati e sono partiti. Sono andata a camminare, come ogni venerdì, per poi andare a cena… ma non ho trovato un ristorante aperto, mi hanno detto che era per timore della protesta e perché non c’erano bus in circolazione.

Siccome il canale 100% noticias è stato “spento” dalle autorità, ho deciso di andare a vedere con i miei occhi la situazione sulle strade. All’università ho visto i giovani raccogliere materiali per costruire una piccola barricata, ho visto anche un ex allievo del Barrilete, oggi studente alla UNAN, tutti erano intenti a costruire il loro futuro… sono convinta che lo pensano davvero e il mio primo riflesso è stato di scendere dalla macchina per aiutare, come ho fatto negli anni 90 nella lotta per difendere le conquiste rivoluzionarie e il “6% per l’università”. Questi giovani vogliono un futuro diverso e lo vogliono subito. Buon lavoro, buoni salari, buone scuole, buone pensioni… diritti umani che non sempre sono rispettati e che i giovani rivendicano… come non capire? Come non vedere che esiste un reale malessere? La mistica rivoluzionaria è un po’ appassita, il modello di alleanza e dialogo implica sacrifici, implica un cambiamento ideologico, significa che lo stato non risponde come negli anni 80 a un’ideologia radicale ma cerca di integrare, di riconciliare le diverse forze… però la base del sistema è il capitalismo con le sue perversioni, le disuguaglianze che crea, e così l’alleanza trova i suoi limiti nel malcontento, nella contraddizione tra la situazione degli uni e quella degli altri, tra una classe sociale e l'altra. È vero, il modello ha dei limiti, ma nessuno ha ancora proposto un modello alternativo che permetta la pace sociale (un concetto che da giovane consideravo un nonsenso ma che dopo aver vissuto in un paese in guerra ho finito per capire).

Allora, torniamo agli studenti che hanno voglia di altro e che protestano. Protestano per i loro genitori e nonni, e subiscono la repressione perché non manifestano pacificamente: vogliono fermare il traffico, i bus vogliono passare, loro li prendono a sassate, la situazione degenera… e la protesta aumenta e diventa politica.
Nelle reti sociali la guerra si fa intensa con insulti, accuse, provocazioni e fake news. Venerdì sera pareva che la guerra fosse imminente e che presto venissero tagliate luce, acqua, telefono, internet. Nei quartieri attorno a me la gente aspettava una catastrofe. Molti sono usciti a protestare, a incendiare gomme, a sparare, a rompere semafori e segnali stradali, a minacciare, a rubare e tutto si è confuso… hanno importato la guarimaba dal Venezuela, non si sa più chi è chi, non si capisce perché si protesta o si perché si creano disordini…
La città è sottosopra e le cose sono peggiorate di giorno in giorno assomigliando sempre più al Venezuela con municipi e istituzioni bruciati, supermercati saccheggiati e strade bloccate. In Nicaragua sembra mancare di tutto con file nei supermercati e nei benzinai, come negli anni 80, con decine di delinquenti arrestati con le mani nel sacco mentre rubavano tutto quello che potevano.
Evidentemente questo non è solo un moto spontaneo della popolazione. Bisognerebbe essere molto ingenui, o in mala fede, per crederlo e non vedere che si è delineato uno schema preciso e un proposito chiaro: creare una situazione insurrezionale per rovesciare il governo, uno schema che si ripete in America Latina da decenni.   
 
Una riforma dell’INSS (sistema delle pensioni) imposta senza discussioni o concertazione sociale è un chiaro autogol che non poteva ovviamente passare senza provocare delle reazioni. Ma ora la situazione attuale va molto di là di una protesta, tant´è che sia il COSEP (l’associazione che rappresenta le imprese private) sia le manifestazioni in piazza condizionano il dialogo. Alcuni gruppi esigono esplicitamente la dimissione del governo inneggiando alla “salida de los Ortega Murillo”.

PS : è di alcuni minuti fa, domenica sera a Managua, la notizia che Daniel Ortega annuncia la revoca da parte dell’INSS della decisione all’origine del conflitto. Spero che questo calmi gli animi, ma purtroppo sono morte troppe persone. Cosa diranno i responsabili per aver incoraggiato le proteste violente? Si troveranno questi responsabili? Cosa dirà la chiesa? Sapranno tutti assumere le loro responsabilità? Io personalmente ne dubito…
 

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