The Slow Journalist è una newsletter per giornaliste e giornalisti, comunicatrici e comunicatori, scritta dal direttore di Slow News, Alberto Puliafito. Puoi trovare qui tutto l'archivio
Ciao <<Nome>>,

oggi è il 21 novembre e mentre mi leggi sarò sicuramente in macchina. Devo fare 30 km per portare mio figlio di quattro anni a fare il vaccino anti-influenzale. In Lombardia, lui è considerato "categoria a rischio", ma questo non è sufficiente per avere una sanità di prossimità che consenta a chi vive in provincia di aver vita facile.

Ti faccio questo esempio personale perché è la classica storia piccola, di disagio tutto sommato sopportabile, che però raramente trova spazio sui media mainstream, se non con diciture tipo "IL CASO"  (o altre amenità del genere). E che, invece, sarebbe emblematica dei temi fondativi di cui il giornalismo dovrebbe occuparsi e su cui dovrebbe fare pressione. Il recupero di presidi sanitari efficaci sul territorio, per esempio. Invece di preferire tutto ciò che è eccitante, tipo lo studio (di fatto non confermato) che ha ipotizzato che il COVID-19 potesse già essere in Italia dall'estate del 2019.

Però oggi è anche il giorno di The Slow Journalist e quindi mi consolo e penso a cose belle. Siamo 669.

Mi ero dato come obiettivo 1000 iscrizioni entro il 2020: sarà difficile, ma puoi darmi una mano.
 
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LA POSTA DI JON SLOW

Quando arriva una mail in risposta alla newsletter del sabato ho la sensazione di essere sulla strada giusta. E ci sono mail che possono offrire spunti per proseguire la conversazione anche in pubblico.

Roberta, per esempio, mi ha ringraziato per aver citato il modo in cui, su alcuni giornali, si è parlato di Alberto Genovese e del femminicidio di Carignano: «al di fuori della mia bolla femminista su Instagram», mi scrive, «ho l'impressione  che l'indignazione su come queste notizie siano trattate dai giornalisti (e giornalisti con una certa carriera, dato che mi sono permessa di controllare) sia arrivata davvero a pochi».

La nostra categoria, "giornalista", è una delle più restie a chiedere scusa quando sbaglia, almeno in Italia. Per ragioni storiche, culturali e probabilmente anche di forma mentis. Nel caso di Genovese, sul Sole 24 Ore sono arrivate delle scuse, fatte così, grazie alle giornaliste di Alley Oop. È già qualcosa, anche se avrei parecchie obiezioni sulla forma delle scuse medesime. Micaela Gerogianakis ha spiegato bene tutto quel che non va in quelle scuse.

Ilaria, invece, mi ha raccontato una storia di ordinari – ma non per questo meno seri – problemi che investono colleghe e colleghi che si trovano al di là del solco dell'articolo 1. È una storia che finisce così: «continuiamo ad essere un Paese dove, se sei così folle da fare un figlio, ti tagliano fuori».

Ma la mail di Ilaria non termina con una nota pessimistica: «Tra una poppata e l'altra», aggiunge, «mi sono iscritta ad un corso di Copy perché il mondo e in perenne movimento e qui, con tutta la lentezza del bradipo Jon Slow, bisogna stare sempre con le orecchie vigili e pronti al cambiamento».

È proprio per questo che serve formarsi continuamente e cercare di connettersi e di aiutarsi reciprocamente.

Se vuoi partecipare a questa conversazione, scrivimi anche tu, la posta di Jon Slow è sempre aperta.
BANDI E ASCOLTO

Il National Geographic ha tolto la scadenza del 15 di novembre 2020: il bando COVID-19 è ancora aperto e promettono di rispondere più o meno in due settimane. In Slow News abbiamo dato sostegno a una bravissima collega con un ottimo progetto: incrocio le dita per lei e ti suggerisco di partecipare con una storia, se ce l'hai.

Ipi Media cerca esperienze giornalistiche con cui confrontarsi per capire le buone pratiche per superare l’emergenza. Insieme.
NEWS IMPACT

Tutto online per il News Impact. Interventi per tre ore al giorno, 3 giorni, dal 24 al 26 di novembre, da seguire per respirare un po' d'aria fresca. Unica speaker per l'Italia: la bravissima Clara Attene.
OFFERTE DI LAVORO 

♕ Hai visto anche tu la serie "The Queen's Gambit"? Io sì: sono un grande appassionato di scacchi, ex scacchista da tornei, una volta ho giocato con Spassky in una simultanea e un'altra volta con Maurensig. Mi diletto ancora con Chess.com e ho letto un pezzo bellissimo del NYT che parla di Kasparov consulente di questa serie. Perché te lo scrivo tra le offerte di lavoro?

Perché Chess.com cerca, fra le altre cose Product manager e, in futuro, Digital marketer. Dai un'occhiata anche per vedere come sono fatti gli annunci e i moduli da compilare: è molto interessante. In quello per Product manager, per esempio, ti chiedono di scrivere il report di un bug. Tutti i lavori a Chess.com sono in remoto. Di scacchi ha parlato anche, in uno dei numeri di Ellissi, Valerio Bassan. Il numero si intitolava Questo videogioco ha 2500 anni.

📸Magari fai foto e vuoi cambiar vita. Oppure hai già base negli USA per qualche motivo. O conosci persone che potrebbero essere interessate. Fatto sta che Reuters cerca Senior Photographer

Fondazione CIMA cerca Media Developer/Web designer: altra offerta di lavoro non proprio specifica per il mondo del giornalismo come l'abbiam sempre inteso. Ma non si sa mai.

Morellato Group cerca Digital Marketing Manager.

Anche De'Longhi Group cerca Digital Marketing Manager.

Action Aid cerca Consulenti scrittura progetti di sviluppo.

Latte Creative cerca copy senior.
LETTURE E ASCOLTI

Ho fatto una bella chiacchierata con Andrea Daniele Signorelli (che ci legge da queste parti!) su Deckard, la sua trasmissione per Radio Raheem. La puntata si intitola Addicted by Design (la mia chiacchiera è al minuto 22', ma vale la pena di ascoltare tutto, se hai tempo). 

Redattrici e redattori di Change the Future – mi hanno fatto un bel po' di domande sullo slow journalism (che poi è il giornalismo che fanno anche loro). Ne hanno scritto qui e c'è anche il video da vedere (o da ascoltare) su Facebook.

🔬Qui, invece, c'è una newsletter specifica per chi fa giornalismo scientifico.

Che bello il giornalismo locale di LetteraEmme che ti fa vedere come si possa fare bene con i dati. 
 
STARE BENE

Giornaliste e giornalisti continuano a raccontare storie di altre persone durante la pandemia. Ma come stanno loro? Ci hanno lavorato su Andrew Garthwaite e John Crowley. 
Per la versione breve, John Crowley su Twitter.
 
LE AVVENTURE DI JON SLOW - ABITARE I SOCIAL

Fra le cose su cui mi hanno chiamato a dir la mia in questa settimana c'è stata la decisione del Giornale di Brescia di lasciare Facebook. Ogni tanto ci sono queste ondate in cui anche chi è fuori dal mainstream viene contattato per dare opinioni. Più o meno ho capito come funziona, non penso mai che sia un segnale di qualcosa in particolare – anche perché se dovessi contare tutte le volte che ho pensato: "Amo svortato!" ci sarebbe da riderne — ma che certe idee cominciano a circolare, quello sì.

Il 22% delle persone iscritte a questa newsletter ha espresso interesse a vario titolo per i social, in generale o scegliendo un social in particolare (a proposito: se vuoi scegliere anche tu argomenti di conversazione, puoi farlo qui, aggiornando i tuoi dati.

Per questo mi pare utile scrivere un paio di cose sull'universo social. 
Finita la sbronza equivoca del traffico facile (almeno: spero che nel 2020 sia finita), i social continuano, sì, ad essere fonte di clic per chi ha il business model della pubblicità, ma sono anche fonte di conversazioni, relazioni e circolazione del brand per chi, invece, ha altri tipi di modelli. Non è facile convincere le persone a pagare per il giornalismo, men che meno è facile farlo sui social. 

In Slow News, per esempio, usiamo i social, con l'energia che abbiamo, per fare lead generation e proporre contenuti. Ma quale che sia il modo in cui intendi usare i social, quel che bisognerebbe dirci, finalmente, una volta per tutte, è che se vuoi esserci – non te l'ha ordinato il medico, di esserci –, per ottenerne qualcosa li devi abitare. Li devi vivere, come vivi e abiti il mondo fisico. E non dovresti inquinarli, esattamente come non dovresti inquinare il mondo fisico.

È un po' tutta qui, la base delle Sette idee per un'ecologia digitale che ho provato a raccontare nel video. 

Vuoi praticare un'exit strategy dai social perché non ti ci trovi bene? È più che legittimo, figurarsi. Ma allo stesso tempo, nel farlo, non puoi dimenticarti che rinunci a tutto ciò che è negativo – il flusso infinito di irrilevanza – ma anche a tutto ciò che è positivo.

Quante cose non potresti fare oggi se non ci fossero i social? (Non sto parlando di Facebook, parlo dell'internet e della sua funzione relazionale).

Penso al mio caso: io sui social ci ho conosciuto mia moglie. Avevo un blog nel 2004 e da lì è iniziato il grosso di tutta la mia carriera lavorativa. Grazie ai social scrivo a te e questa newsletter cresce. Grazie ai social Jon Slow ha un nome. 

Aneddoti e storie personali a parte, come scrive anche Luigi Rancilio su Avvenire, lasciare i social rischia di essere una sconfitta. Se abbandoniamo gli spazi, quegli spazi verranno riempiti da altro. E chi abita i social potrebbe scoprire che può fare a meno di noi e della nostra funzione. Per questo è meglio capire bene dove stare e come starci. A quel punto, sì, può avere un senso anche andarsene. Basta sapere a cosa si rinuncia. 

Ci leggiamo la prossima settimana!

Alberto / Jon Slow
 
 
Slow News.
Buona informazione.
The Slow Journalist è il supplemento dedicato al giornalismo che cambia e alla possibilità di cambiarlo insieme. 

Direttore responsabile: Alberto Puliafito
Edito da Slow News StP Srl, via Eugenio Carpi 23, 20131 Milano.
Registrazione n°43 dell'8 febbraio 2016 presso il Tribunale di Milano. ISSN: 2499-4928.
CF e PI: 09962490968. 
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