Siamo quasi 1200. Prossimo obiettivo: 2000 entro marzo. Ce la facciamo? Se inoltri The Slow Journalist e inviti a iscriversi le persone che conosci e a cui potrebbe interessare, secondo me sì. 
Se non ci conosciamo: mi chiamo Alberto Puliafito e sono il direttore di Slow News. Scrivo questa newsletter con un bradipo di nome Jon Slow. 
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Ciao <<Nome>>,

belle notizie: probabilmente, grazie alla rete di The Slow Journalist, stiamo per trovare partner per organizzare la traduzione del Membership Guide Handbook. Il che significa che avremo un altro pezzetto di cultura innovativa da condividere gratuitamente, senza la barriera all'ingresso dell'inglese. 

Non so se avremo modo di far lavorare le traduttrici e i traduttori che si sono proposti, perché i budget probabilmente ci imporranno un lavoro interno. Ma è un inizio (e grazie per aver scritto, ovviamente, qui salviamo tutto!).

Cominciamo?
 

BANDI
 

Per freelance lombardi: c'è il bando della regione Lombardia, finalmente. Apre l'1 febbraio. Scadenza 5 febbraio. Codici ATECO ammessi a profusione. 

Da tenere d'occhio le solite pagine con elenco di bandi che proseguono
Ne ho trovata un'altra molto interessante del Global Forum For Media Development.
Bisognerebbe trovare il modo di tracciarli meglio. Ci pensiamo insieme?

OFFERTE DI LAVORO
 

Al Saggiatore cercano Social Media Manager. Richiesto anche (oltre al cv, a a un testo di 1500 battute su che cos'è per voi il Saggiatore e a vari requisiti fra cui la conoscenza del mondo dei libri), un video di massimo 30 secondi in cui vi presentate come fareste in una story di Instagram.

La piattaforma DAZN cerca Deputy Chief Editor full time. Molti requisiti richiesti, non solo editoriali e non solo legati al mondo dello sport. 

Fashion Workie cerca Senior Content Editor.

TOD's cerca Copy Editor.

Il Boston Consulting Group cerca Media Relations Specialist.

Domestika cerca Layout Editor & Translator.

Ricerca periodica (una volta al mese) di pitch da parte di Apartment Therapy.

Una raccolta di pubblicazioni che, secondo The School of Journalism, sono le migliori per fare i pitch.

L'Economist assume data journalist.

The Bureau of Investigative Journalism cerca Environment Editor.

L'International Consortium of Investigative Journalists cerca Investigative Reporter.

Due opportunità a Words Without Border: Editorial Fellowship e, per la primavera del 2021, Communications Intership

LA NUOVA STAGIONE DI WOLF
 

È cominciata la stagione 2021 di Wolf. L'abbiamo progettata pensando a quattro esigenze specifiche, per chi ha voglia di
- imparare
- non perdere tempo ma mantenere aggiornamento continuo
- avere contatti umani
- approfondire con percorsi strutturati

Chi si abbona riceve

- un pezzo approfondito a settimana
- un "digest" a settimana, la mappa di quel che devi sapere dall'infosfera per parlarne al lavoro
- due call di un'ora al mese
- 6 corsi strutturati in un anno

Vuoi provare?

LA POSTA DEL BRADIPO 


Se vuoi scrivere alla posta del bradipo, la mail è questa: info@slow-news.com. Puoi chiedere approfondimenti, fare richieste specifiche di temi che ti piacerebbe veder trattati.
 

LE AVVENTURE DI JON SLOW - L'HYPE E ALTRE STORIE
 

Sai cos'è il ciclo dell'hype? Probabilmente sì. Ma conosci bene la sua storia?

Il ciclo dell'hype, anche detto ciclo dell'esagerazione, è una rappresentazione grafica della maturità, dell'adozione e dell'applicazione di una determinata tecnologia. Viene usato moltissimo per parlare di innovazione.

Si presenta in due forme. La prima, semplificata, che è quella che si trova quasi sempre in giro e che viene citata a memoria, è questa.

 
La seconda, quella complessa, che più o meno trovi incorporata con la stessa frequenza di quella semplificata, perché ti dà quell'idea di approfondimento e conoscenza un po' alchemica, ma che – son pronto a scommetterci – nessuno ha mai letto e studiato in tutte le sue parti, è questa.


Trovi questi due grafici sulla voce Wikipedia corrispondente. 

Anche se sono grafici, però, hanno un primo problema: non derivano da una misurazione puntuale e specifica. Non hanno alcun valore scientifico. E infatti sono stati prodotti e teorizzati da un'agenzia di consulenza che si chiama Gartner

Se ci pensi è geniale. La Gartner si è creata un contenuto che fa diffondere il suo brand a dismisura. È un contenuto "facile" (pure nella versione complessa), che sembra descrivere alla perfezione quel che ci sembra accadere nel mondo tecnologico, nel mondo che ci circonda: picchi di interesse, disillusione, ricrescita, plateau. 

Peccato, appunto, che questa rappresentazione racconti soltanto uno dei possibili destini di un prodotto o di un servizio. Per tutti i prodotti o servizi che seguono questo grafico, ce ne sono moltissimi in più (non userò numeri, non voglio ingannarti) che falliranno. Altri che rimarranno nella fase prototipo. Altri che seguiranno altre curve di crescita o decrescita.

Ma che importa?

È un modello, ci piace, ci rassicura, c'è il grafichétto e la Gartner si è meritata di essere citata anche da Wikipedia, appunto (la voce inglese è molto chiara nel definire il ciclo dell'hype «a branded graphical presentation»). 

Pensa se in Gartner avessero proposto questo, di grafico.


Personalmente lo adoro.
Però ha un difetto: è un grafico che scende! 

In effetti, ti confesso che una volta ho detto a un mio cliente, in una riunione di misurazione dell'avanzamento lavori: «Si inizia sempre una presentazione con un grafico che sale».
Il cliente ha riso. Io ho effettivamente iniziato la mia presentazione con un grafico che sale. L'avevo scelto apposta, utilizzando parametri che mi garantissero quella curva in salita, ovviamente. Non lo stavo ingannando: c'erano davvero parametri in crescita e stavamo davvero ottenendo risultati. Ma alcuni parametri crescevano più di altri, con evidenza tale da permettere di fare un grafico in crescita netta.

Morale? Ha funzionato. Funziona sempre, purtroppo, anche meglio del vero lavoro: capita anche troppo spesso di dover raccontare con escamotage del genere un percorso lungo che darà i suoi frutti nel corso degli anni . 

C'è un altro problema con il grafico di Gartner: non è un ciclo, anche se lo chiamiamo ciclo.

Ora. Vuoi sapere un altro segreto che probabilmente conosci già? Chi comunica e chi fa giornalismo è fra i responsabili del successo del modello Gartner, almeno nella sua prima fase: quell'immotivato, eccessivo, esagerato picco di crescita. Che nella maggior parte dei casi fa poi come il grafico della caduta rovinosa, mica come l'altro.

Ricevi o passi l'imbeccata, generi enorme interesse per il nuovo servizio del momento (spesso esagerando. Tipo così: Cos'è Vero, l'app che vuole battere Instagram e Facebook), passi oltre. 

Cosa ci insegna tutto questo?

- che i grafici (che siano o meno branded content) non sono necessariamente veri, anche se ti rassicurano
- che a Gartner il reparto marketing sa fare alla grande il suo lavoro
- che l'infosfera è fragile e vulnerabile a questi meccanismi
- che l'hype può far male se non sai come prenderlo

Questo non significa che si debba guardare con sospetto qualsiasi crescita.

GIOCHIAMO A SCACCHI?
 

Adesso ti faccio vedere una crescita veramente interessante.

Da quando è uscita La regina degli scacchi – ne abbiamo già parlato da queste parti – il sito chess.com, il più popolare sito al mondo dove si può giocare a scacchi anche gratuitamente (ha un modello di business freemium) ha conosciuto una crescita enorme. A novembre si contavano 100mila nuovi iscritti al giorno. In 90 giorni è passato da una posizione stabile al 299° posto fra i siti mondiali a essere uno dei primi 200 siti al mondo.


È la cultura pop in azione, signore e signori e ha anche effetti straordinari, con buona pace di chi la critica per partito preso. Una serie tv di successo fa da gigantesco branded content per un gioco che ha compiuto mille anni.

Per chi è già leader del settore, questo significa una crescita inaspettata quanto imprevedibile da qualsiasi modello o pseudo-ciclo o grafichétto rassicurante.

Ma cosa succede dal punto di vista di chi gioca, quando arrivano così tante nuove persone?

Vediamolo insieme: ti prometto che alla fine c'è una morale anche qui, che ti riguarda da vicino.

Gioco a scacchi da più di 30 anni e sono iscritto a Chess.com da anni. Da quando ho smesso di fare i tornei dal vivo (ben prima della pandemia, per ragioni di tempo) mi diletto sulla app nella modalità "Blitz" (3 minuti a testa a partita, con due secondi di bonus per ogni mossa fatta). Non sono particolarmente forte nella modalità "Blitz", ma comunque galleggio intorno al 90°-91° percentile. Significa che il 9%-10% delle persone iscritte è forte come me o più di me e che le altre giocano peggio.

Negli ultimi 30 giorni, però, anche se gioco sempre allo stesso modo e non sono particolarmente migliorato nel gioco – non studio più da tempo, purtroppo – sono migliorato tantissimo in valore assoluto. Guarda che bella crescita.


Eppure il mio percentile è sempre lì, intorno al 90-91°. E il mio gioco è sempre lo stesso, appunto
Com'è possibile?

«Tu sei sempre scarso uguale», mi ha suggerito Jon Slow all'orecchio. «Non è che questa cosa ha a che fare con il fatto che sono entrate nel gioco un sacco di persone che non giocano a livelli alti?».
«Potrebbe essere», gli ho risposto fingendo di non aver notato il riferimento al mio gioco. 

Per essere sicuro di non vaneggiare, ho chiesto aiuto a un amico matematico, Alberto Saracco, che ha anche un bellissimo canale YouTube che ti consiglio di seguire. Alberto, fra le altre cose, usa i personaggi Disney per spiegare la matematica e ha anche scritto una storia per Topolino, I ponti di Quackerberg.

In effetti, apparentemente, essendo entrata nel gioco un sacco di gente con un punteggio sotto il mio, il mio percentile avrebbe dovuto salire a parità di punteggio. E il punteggio in valore assoluto necessario per restare nel 90° percentile avrebbe dovuto scendere.

Quindi sono diventato improvvisamente più forte? No. Il sistema, quando entri nel gioco, ti assegna un punteggio base e fa giocare persone che più o meno hanno i medesimi punteggi (entro un certo intervallo). Perdi o guadagni punti a seconda del risultato della partita e del punteggio della persona con cui giochi. Ora, aumentando drasticamente gli iscritti, la probabilità che i "nuovi" si scontrino fra loro aumenta. Aumenta la possibilità che salgano di punteggio "assoluto" moltissime persone e nel frattempo, la "bravura media" si abbassa.

Cos'è successo, allora?

Che per mantenere il riconoscimento del mio percentile, ho dovuto giocare per aumentare il mio livello in valore assoluto. Servirebbero simulazioni più accurate per dimostrare che si tratti di una tendenza, ma possiamo dire che il meccanismo che ti ho descritto è una buona approssimazione. Nel frattempo la mia tentazione di pagare chess.com per le lezioni e i servizi premium è aumentata. E sono aumentate anche le persone che barano (!).

«E la morale qual è?»
«Calma Jon Slow, tu dovresti essere quello paziente», ho risposto, ancora risentito da prima. 

Di morali ce ne sono tante. Una è che a Chess.com sono stati bravissimi a sfruttare questo aiuto esterno inaspettato. Infatti hanno pure messo, fra i bot con cui puoi giocare, le varie versioni di Beth Harmon, da bambina a campionessa del mondo.




Un'altra morale, invece, la vedi tutti i giorni sotto i tuoi occhi nell'infosfera.

I giocatori che sono entrati nel campo da gioco della produzione dei contenuti sono aumentati a dismisura. La quantità di contenuti che vengono prodotti è enorme. E le piattaforme in cui si gioca a pubblicare contenuti sono sempre più popolari. E tu non puoi farci proprio niente.

Certo, pur con picchi d'eccellenza, il livello medio dei contenuti si è abbassato.
Ma c'è così tanta roba in giro che se vuoi mantenere il tuo livello di visibilità devi per forza fare qualcosa, reagire. Per esempio, potresti avere la tentazione, addirittura sentire l'obbligo di giocare di più.

Ma quel che dovresti sapere – e che penso di averti dimostrato – è che se giochi di più non stai davvero migliorando. Stai solo seguendo un ciclo dell'hype che non esiste.

L'alternativa? Che poi è anche il mio consiglio spassionato? Fare tutto il contrario.

Puntare a una crescita umana, naturale, organica. 
Fare meno contenuti e farli meglio.
Questa è innovazione.

Ci leggiamo la settimana prossima,

Alberto & Jon Slow


 
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Buona informazione.
The Slow Journalist è il supplemento dedicato al giornalismo che cambia e alla possibilità di cambiarlo insieme. 

Direttore responsabile: Alberto Puliafito
Edito da Slow News StP Srl, via Eugenio Carpi 23, 20131 Milano.
Registrazione n°43 dell'8 febbraio 2016 presso il Tribunale di Milano. ISSN: 2499-4928.
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