Elementary, una newsletter semplice
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A study in blue newsletter
“I cannot live without brainwork. What else is there to live for?”
The sign of the four
Ciao,
sono Alessandra Zengo e questa è la mia prima newsletter personale. Si chiama Elementary perché mi piacciono le cose semplici e l
’umorismo raffinato. La ricevi mentre sono nel mio studio in Baker Street: è notte, diserto Bach per ascoltare band coreane e bevo una tisana antiossidante per mantenermi giovane.

Ti scrivo per dirti che sto scrivendo, e non è un gioco di parole. In queste settimane ho cominciato la prima stesura dell’eBook dedicato a Facebook. Sono una professionista serissima, e anche le cose che produco lo sono, e quindi il titolo sarà “Facebook per gente che scrive”, dato che il più semplice “Facebook per scrittori” è già stato utilizzato da una società editoriale che non posso citare perché non mi ha pagata per il product placement.

Scrivo poco, lo sai, e quando lo faccio è solo grazie alla cocaina – che Watson si diverte a nascondermi credendo di essere divertente –, tuttavia sto sperimentando un periodo di inattesa produttività anche da sobria e sono riuscita a concludere i primi tre capitoli senza aiuti esterni. Non so ancora quando lo finirò, ma spero entro l’estate, così con l’arrivo dell’autunno potrai leggerlo e metterne a frutto le conoscenze, oppure confutarle, ma accetto solo esperimenti scientifici riproducibili.

Forse, come altri, ti chiederai cosa faccio tutto il giorno nello studio, seduta sulla poltrona di Mrs Hudson (presa all’Ikea), o quando sono sdraiata sul divano a contemplare il soffitto (sì, sto lavorando), o quando guardo una serie tv dalla lingua incomprensibile (ancora lavoro), o quando esco per portare a passeggio un cane che mi tiene sveglia di notte (ancora lavoro). Per far contenta Watson che è fissata con il blogging e la scrittura (troppa Virginia Woolf ha questi deleteri effetti), ho cominciato a documentare alcuni dei casi che risolvo: prima Nothing in the face of heaven, poi il sito di Stefano Santarsiere, che mi ha permesso di espandere le mie conoscenze geografiche fino alla flora e alla fauna locale del Mato Grosso brasiliano. 

Inoltre, pungolata dall’ispettrice Pia Ferrara – che si occupa di ufficio stampa e comunicazione – e con la prudenza che mi contraddistingue quando parlo di me stessa, ho stilato una lista essenziale di “problemi” da affrontare prima e dopo l’apertura della Partita Iva. Niente soldi in una busta di plastica dentro un giornale sotto un tombino, per pagare editor e consulenti (che non siano al soldo di Moriarty, almeno). C’è sempre il rischio che qualcuno li trovi prima, e non è una cosa carina.

L’ispettrice, poi, non ancora soddisfatta, ha deciso di scrivere un rapporto di risposta al mio articolo “Cosa fare se in editoria vuoi lavorare”. Dopo attenta analisi, ho dovuto ammettere l’esattezza delle sue considerazioni, sebbene il dibattito sul lavoro editoriale non si sia ovviamente esaurito così, in pochi paragrafi. Anzi, anche se sei sprovvisto di distintivo, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi e qual è stata la tua esperienza nell’editoria. Ma non farti strane idee, mi interessi solo come campione statistico.

Infine, prima di lasciarti nelle braccia di Morfeo, ti consiglio un libro che mi ha tenuto compagnia per qualche giorno: “Come funzionano i romanzi”. A volte James Wood sembra essere stato posseduto dall’assolutismo hobbesiano applicato alla letteratura, però non annoia e contiene spunti interessanti per future riflessioni. Quindi, caro lettore di Elementary, agguantalo senza esitazione alcuna appena lo vedi in una bancarella dell’usato.

Piaciuta questa prima comunicazione, non proprio telegrafica, da Baker Street? Puoi scrivere a me per gli elogi e a Watson per le critiche e le rimostranze.

Sperando di averti intrattenuto a sufficienza,
Alessandra  

Post-scriptum per scrittori o aspiranti tali

Londra è quasi sempre piovosa e queste settimane non hanno fatto eccezione, così ne ho approfittato per licenziare alcuni manoscritti a cui stavo lavorando.

Archiviare casi che ti hanno accompagnato per mesi porta con sé sentimenti contrastanti, ma per fortuna questo stato d’animo non mi riguarda, dato che il freddo razionalismo cartesiano basta e avanza come sostentamento alle mie nebbiose giornate.

Se la logica non ti spaventa, e vuoi lavorare con me a una storia che hai scritto, sappi che in Baker Street c’è una poltrona dell’Ikea libera anche per te. Per conoscere nel dettaglio di cosa mi occupo, puoi leggere le pagine Servizi Editoriali e Consulenze. Non vendo sogni, ma solide decostruzioni letterarie.

Una biografia poco interessante nonché fasulla

Alessandra Zengo è un’editor e una consulente editoriale che si finge Sherlock. Lavora come freelance per privati e case editrici, e si diverte a correggere manoscritti di ogni tipo. Dal 2009 si tiene impegnata con diversi progetti indipendenti, come il blog letterario Diario di Pensieri Persi e la rivista culturale Speechless, che ha raggiunto più di 20 milioni di lettori. Le piace fare la stramba, e se ne vanta. 
Please don’t feel obliged to tell me that this newsletter was remarkable or amazing. Ma, se ti è piaciuta, condividila con i tuoi amici!
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Elementary di Alessandra Zengo

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